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Nel calcio c'è una legge contro gli allenatori: giocatori vincono, allenatori perdono.

                (Vujadin Boskov)

 

  Il  tifoso si sfoga
 

Siamo davvero pronti?

Tutti sembrano essere d'accordo: il Napoli è fra le favorite per lo scudetto. Ma è possibile che si tratta di una squadra che non ha bisogno di nessun ritocco ? Non vorrei che ci fosse un pizzico di presunzione.

Franco Festa - Napoli

 

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    Si ricomincia daccapo. Il Napoli è ancora primo, ma dopo il pareggio col Chievo, evaporano alcune certezze, il vantaggio in classifica e -forse- qualche prospettiva. L'onda emotiva per i due punti persi -che fatalmente accomuneremo ad altre storiche, sciagurate defaillances - alimenterà oltre misura un certo pessimismo, ma da oggi è impossibile ignorare l'evidenza. La squadra è sulle gambe, quasi incapace di produrre palle gol pulite e senza la lucidità per chiudere i passaggi decisivi. Il Napoli bello ed inesorabile che tutti ammirano non è mai arrivato a Verona. Ha lasciato gambe, fiato e cattiveria sul prato del San Paolo, mercoledi' sera, inseguendo il City e le chimere di una Champions che forse non può permettersi. Questa volta, i dati sul possesso palla sono lo specchio irrilevante di una organizzazione di gioco che -nella sua stessa struttura- non teme la fatica, se si tratta solo di curare la circolazione. Le finalizzazioni -invece- richiedono un condizione fisica che oggi non c'è e che è impossibile pretendere per una stagione intera, se -a fronte di tanti bei discorsi- sono sempre i soliti undici (o giu' di lì) a dover tirare la carretta.
    Il discorso cade fatalmente sui giocatori disponibili. "Mercoledi' sera siamo usciti fisicamente distrutti", ha prontamente ammesso Sarri nel dopopartita. Eppure, tranne le sostituzioni obbligate di Reina e Ghoulam, il solo Zielinski (che non ha ben figurato) è subentrato ai titolari. Qualcosa non quadra, è evidente. Dopo una decantazione dei valori lunga, in alcuni casi lunghissima, è fin troppo facile concludere che l'intercambiabilità tra campo e panchina è una convinzione di facciata. Lo stesso Zielinski incide poco e male, Diawara resta -nei fatti- una promessa ancora acerba, Ounas scalpita ma è in eterna fase di apprendistato, Rog non riesce ad imporsi. Si tratta di un gruppo di giovani rampanti ma poco affidabili perfino quando si tratta di rimpiazzare un titolare sfinito. E' questa la dura realtà, impietosa al limite del grottesco quando ci si accorge, a ben cinque mesi dal raduno, che Mario Rui, il naturale sostituto di Ghoulam, sottrae fisicità alla linea di difesa ed ancora oggi soffre di un ritardo di condizione inaccettabile. Lo riscopriamo oggi, ma le premesse si sapevano a luglio.
    La verità, nuda e cruda, è che il Napoli -chissà se è mai successo nella sua storia quasi centenaria - non allinea un nuovo titolare da ben due anni. Gli ultimi sono stati Allan ad Hysaj, arrivati nella finestra di mercato dell'estate 2015. E' un fatto determinante, poichè -ed è questo il nocciolo della faccenda- un conto è progredire di qualità, migliorando un titolare e conservando in rosa quello precedente, altro conto è mantenere il livello esistente, ricercando soltanto giovani riserve all'altezza. Se gli step di progressione non arrivano mai, gli avvicendamenti restano una incognita letale.
   Adagiarsi sul Sarrismo non basta. E' fin troppo ovvio, come lo è stata la fatal Verona.

(Fa.Cas.)