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Non c'è niente di più umiliante che vedersi parare un rigore da un portiere così cretino da non capire la finta.

                (Giuseppe Meazza)

  Il  tifoso si sfoga
 

Valutazioni...ritardate

Dopo anni, si capisce la vera l'importanza  di Albiol solo quando è infortunato, dopo anni, si giunge alla conclusione che Gabbiadini non è un centravanti puro. Eppure, entrambi si allenano ogni giorno a Castelvolturno, sotto gli occhi di chi è pagato fior di quattrini per la propria presunta competenza. Ma come è possibile?

Francesco Dello Russo - Quarto

 

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    I soliti scettici stiano tranquilli. Il Napoli c'è, è vivo e vegeto e non molla. A Verona l'ennesimo monologo in trasferta, tre gol in scioltezza e poco altro. Gli azzurri ricominciano la marcia, ma parlare di ripresa appare eccessivo, fuori luogo, decisamente forzato: la prova di Champions al Bernabeu e l'impegno col Chievo già virtualmente in vacanza sono due realtà troppo poco omogenee per poter disegnare accostamenti o trarre indicazioni sul valore assoluto della squadra. Il Napoli ha una struttura troppo solida e collaudata per temere oscillazioni di rendimento significative. Resta in piedi l'eterno dilemma, quello della punta centrale: croce, delizia e dannazione di un collettivo che gioca a memoria e nella memoria di un tradimento irrisolto.
    Dal rendimento di Pavoletti una risposta prevedibile: un insieme votato al palleggio ed alla manovra ha bisogno di una punta compatibile col suo gioco. Semplice. E' il motivo per il quale Gabbiadini ha fallito e Mertens ha trovato lontano dalla fascia il suo spazio naturale, è la ragione nascosta dello straordinario rendimento di Higuain, celebrato come realizzatore immenso, ma tecnicamente all'altezza di partecipare alla manovra che lui stesso finalizzava. La sensazione è che Milik riuscirà a farsi preferire per una compatibilità tecnica con un gruppo che non può tollerare corpi estranei alla propria qualità, o gioca in dieci.
    Champions e campionato. Due realtà troppo diverse fra loro, dicevamo. Nel tentativo di interpretare la sconfitta, tra tracolli psicologici, approcci sbagliati e crolli di rendimento, in pochi hanno considerato la realtà più evidente: il Napoli non si è imposto come sa semplicemente poichè la qualità dell'avversario non lo ha permesso. C'è chi crede nell'impresa augurandosi l'abituale livello di gioco, ma sul terreno del San Paolo il valori in campo torneranno gli stessi, con un Bale in più dalla parte sbagliata. Più logico poggiare le speranze sul gol di Insigne, che permette -a differenza di trent'anni fa- di incassare una rete senza subirne gli effetti mortali. Ma soprattutto, fidiamoci dell'inferno del San Paolo. "Sul campo mi tremavano le gambe, dopo l'inno capii in che guaio ci eravamo messi...". Yaya Tourè, novanta chili di muscoli e determinazione da guerriero, ricorda ancora con deferenza e terrore la bolgia assassina di Fuorigrotta. Dove le gambe non arrivano, facciamone una questione di ambiente. Su questo, nessuno è più Real di Napoli.

(Fa.Cas.)