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Nel calcio c'è una legge contro gli allenatori: giocatori vincono, allenatori perdono.

                (Vujadin Boskov)

 

  Il  tifoso si sfoga
 

In vista di gennaio...

Younes, Verdi, Ghoulam, Meret, Ounas...il Napoli ha diverse carte da giocare, alcune delle quali ancora da scoprire. Per la prima volta potremmo non aver bisogno di "spese" invernali. E la rotazione potrebbe essere l'arma in più. Speriamo che il vento giri.

Enzo Vitolo  - Napoli

 

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     Scindere lo sport dal marcio che si decompone attorno è difficile. Lo è ancora di più se ci sono interessi di parte che intervengono sul peso specifico degli avvenimenti. Che la copertina denunci razzismo, becere violenze, lutti inconcepibili è un fatto ovvio. Ma strumentalizzare questo gravissimo contorno per sviare la disamina sportiva ed inquinarne le conclusioni,  è davvero inaccettabile. Perchè la partita non ha avuto la sua svolta nei cori di San Siro, ma nell'attimo di follìa del nostro indomabile guerriero, Kalidou Koulibaly. Un professionista -in quanto tale- non può lasciarsi andare.  Mai. Di fronte alle provocazioni più basse non può reagire in modo banalmente suicida. Non deve esporsi a sanzioni ovvie. Non gli è consentito di lasciare i fratelli in dieci, per poi dolersene fuori tempo massimo. La cornice resta ignobile, ma è puro contorno. Volesse il Cielo non fosse così: se il pubblico determinasse il risultato, avremmo sul petto molte più stelle della Juve.
    Alla supposta malafede di Mazzoleni è stato fatto il regalo più gradito: agire sotto copertura di regolamento. E' una cosa che già normalmente stizzisce. Figuriamoci quando poi la vittima è il popolo napoletano, sveglio di suo ben oltre la media. Forse è proprio questo che non ci va giù, quando tiriamo le somme. Già, perchè le voci passive non si esauriscono nell'ingenuità di KK. Il Napoli viene spesso meno nelle occasioni decisive. Torino, Liverpool, Milano denunciano grossi difetti di personalità di una squadra alla eterna ricerca di leader. E' da anni che ce lo ripetiamo, senza accorgerci che si tratta un difetto strutturale quasi voluto, profondamente radicato in una realtà che fermamente rifiuta giocatori fatti, per strenua filosofia societaria ed economica. Ambiamo a traguardi assoluti, ma preferiamo dimenticare che perfino i nostri elementi migliori sono cresciuti nel giardino di casa. Insigne, Allan, Koulibaly e lo stesso Hamsik sono talenti puri, ma commisurati ad una città che non ha mai vissuto (Maradona a parte) salti di qualità decisivi ed epocali.       
    Vantiamo giocatori di valore, ma poco vincenti per palmares ed esperienza su livelli assoluti. Ed allora, come meravigliarsi (e perchè dolersene davvero) della sistematica evanescenza di Insigne? Perchè dannarsi delle latitanze di Hamsik? Come tormentarsi per il passaggio a vuoto di Allan o per l'espulsione letale di Mario Rui a Torino? Consumarsi il fegato sull'occasione persa da Zielinski vuole anche dire dimenticarsi che un top player -se è davvero tale- non fallisce l'occasione che vale una stagione, ad Anfield Road come a San Siro. Non è peccato ammetterlo, anche con la sciarpa al collo.

(Fa.Cas)



 

 

 


 

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