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Nel calcio c'è una legge contro gli allenatori: giocatori vincono, allenatori perdono.

                (Vujadin Boskov)

 

  Il  tifoso si sfoga
 

In vista di gennaio...

Younes, Verdi, Ghoulam, Meret, Ounas...il Napoli ha diverse carte da giocare, alcune delle quali ancora da scoprire. Per la prima volta potremmo non aver bisogno di "spese" invernali. E la rotazione potrebbe essere l'arma in più. Speriamo che il vento giri.

Enzo Vitolo  - Napoli

 

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    Un’altra partita in TV, vista in albergo. Nemmeno l'Inter ferma la Juve, ma niente psicodrammi, come logica vuole e la stampa riferisce. La visione non ha prodotto devastazioni, ma il paragone col passato non è omogeneo. La partecipazione emotiva è minore per una serie di cause. La distanza dal traguardo finale, innanzitutto. Ma sono cambiati anche gli scenari e la pressione morale. La Juventus di quest’anno è il prodotto conseguenziale ad un circolo virtuoso: una società già ricca vince, si fa strada in Europa, ricava fatturato, bonus e diritti televisivi. Investendo sul mercato, il gap con il resto d’Italia cresce a dismisura. Sotto Natale, i bianconeri hanno lasciato per strada solo due punti su quarantacinque. Il dato, impressionante, diventerebbe inaccettabile, se solo il calcio italiano vantasse criteri di partecipazione più morali (come gli Stati Uniti insegnano). Attenzione: non è il primato il punto. La questione è legata puramente a dinamiche economiche che privilegiano in maniera progressiva ed inesorabile le squadre di vertice. La serie A è moribonda già a dicembre, ma i meccanismi di compensazione con squadre di livello più basso non esistono e nessuno sembra accorgersene. La fidanzata d’Italia ha un seguito enorme, penalizzarlo potrebbe essere poco consigliabile o quasi antidemocratico, se vogliamo prenderla a ridere.
    Al Napoli resta il primato del calcio “normale” e perfino il gioco di Ancelotti, meno spettacolare e redditizio quasi quanto quello di Sarri, non rivendica più superiorità morali a cui andrebbe pur riconosciuto lo scudetto del bel gioco. Il modo con cui il Napoli ha dominato in lungo ed in largo fino alla scorsa stagione accendeva dibattiti ideologici ed insinuava un dubbio di ingiustizia sportiva in nome del quale gli azzurri diventavano i paladini dei poveri. Quel dubbio oggi è svanito assieme alle pressioni che esso determinava ed al dovere morale di superare la ricchezza con la forza di un ideale. Quei soli due punti che la Juventus ha lasciato per strada sono un evidenza incontrastabile, un termine di paragone cosi’ disarmante da abbassare le aspettative lecite di tutti. La calma che il Napoli ostenta è un pò la serenità della rassegnazione, ma pochi lo ammettono e quesi nessuno se la prende. Ci attende un mercato soft, come lo sono le pretese del tifo. Una novità, rispetto alle passate stagioni. Ormai siamo sotto anestesia.
    La partita col Frosinone consolida certezze note, mentre Ancelotti non si tira indietro: "Arriviamo ad Anfield con la giusta mentalità e con una condizione fisica ottimale". Non è il momento dei profili bassi: convinzione e consapevolezza sono le premesse essenziali per giocarsela come il momento impone. La rosa si completa con molti ritorni importanti ed il Napoli, con la Juventus, in campionato ha segnato più di tutti: almeno un gol col Liverpool cambierebbe lo scenario. Per i reds diverrebbe dura, inutile girarci attorno. C'è molta sostanza dietro la sicurezza del leader calmo.

(Fa. Cas.)
 

 

 


 

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