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Nel calcio c'è una legge contro gli allenatori: giocatori vincono, allenatori perdono.

                (Vujadin Boskov)

 

  Il  tifoso si sfoga
 

E' la volta buona?

Siamo alla fine del girone di andata ed il Napoli, ringraziando il Cielo. è favorito per lo scudetto. Se lo meritiamo davvero, dovremmo dimostrarlo a gennaio, prendendo un paio di giocatori che risolvano tutte le emergenze. Altrimenti...che parliamo a fare?

Giovanni Buono - Napoli

 

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    “Sto cominciando a pensare che nel Napoli ci sia troppa differenza tra titolari e riserve”. A pochi minuti dall’eliminazione in coppa Italia, Mario Sconcerti è lucidamente lapidario, come il tonfo interno impone. Il Napoli termina il 2017 da primo della classe ed i suoi numeri impressionano: 99 punti in 39 gare di campionato, quasi cento gol segnati, nessuna sconfitta in trasferta in venti partite. Le cifre colpiscono, soprattutto con il senno di poi di questi giorni: ci sono solo tredici-quattordici titolari veri, due infortuni seri da smaltire e possibilità ricambio vero più’ cervellotiche che razionali. Se questi sono i presupposti, così come ci vengono consegnati dal rettangolo di gioco, il valore supremo resta il lavoro di Sarri e la sua capacità di tamponare in maniera efficace le usure di un gruppo che conosce le sue potenzialità, ma anche i suoi limiti.
    Sarà questo il motivo per cui la partecipazione alle coppe ha preso una deriva poco convinta, per non dire svogliata. Siamo in pochi, massimizziamo il rendimento sul risultato più importante: le intenzioni nascoste del gruppo rassicurano il popolo, ma denunciano gli stenti di una squadra che s di non avere alternative, variazioni di tema, cambi di passo. Il tormentone sui titolarissimi è tornato attuale, ma la percezione del pubblico è leggermente cambiata: non è Sarri a soffrire di integralismo, ma la panchina a non tenere la scena. I tempi di inserimento dei nuovi acquisti, lunghi al limite dell’irritazione, potrebbero in realtà nascondere un pesante gap di talento con i titolari. Ecco la verità scomoda che ci tocca scoprire a gennaio, prima della gara in casa con il Verona, penultimo in classifica, che richiede la presenza obbligata di tutti i migliori. Una evidenza che parla da sola.
    La partita? Esattamente come la avremmo prevista. Scaligeri arroccati in difesa, molta densità fuori area, grosse difficoltà nelle finalizzazioni, come succede da quando Mertens è alla ricerca della forma perduta e le ali non sono a mille. Il Verona -secondo copione-  ha poi pagato la grossa intensità in copertura, per crollare sotto il colpi azzurri da metà ripresa in poi. Rog e Zielinski? Soliti puntelli per gli ultimi minuti. Che tutto ci sia chiaro, dell'inizio dell'anno.

(Fa.Cas)