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Nel calcio c'Ŕ una legge contro gli allenatori: giocatori vincono, allenatori perdono.

                (Vujadin Boskov)

 

  Il  tifoso si sfoga
 

Siamo davvero pronti?

Tutti sembrano essere d'accordo: il Napoli Ŕ fra le favorite per lo scudetto. Ma Ŕ possibile che si tratta di una squadra che non ha bisogno di nessun ritocco ? Non vorrei che ci fosse un pizzico di presunzione.

Franco Festa - Napoli

 

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  In piena fuga dalla Juve dopo due mesi di campionato: emozioni che non hanno prezzo, direbbe qualcuno. Ma non Ŕ un sogno: Ŕ tutto vero, terribilmente reale e razionale, specie dopo la vittoria a Roma, in quella che avrebbe dovuto essere -dopo Juve-Napoli- la seconda insidia della stagione. La grossa differenza con altri recenti (ed effimeri) primati risiede in quel senso di consapevolezza che oggi coinvolge tutto l'ambienta, oltre che la squadra. Al di lÓ dei cinque punti, nascondersi non si pu˛ pi¨, alla luce di una evidenza netta, di un divario palpabile fra un collettivo che gioca e domina ed un gruppo di inseguitrici incompiute ed alla eterna ricerca di sŔ. Consapevolezze che hanno il loro prezzo, quando la pressione pubblica aumenta ed il peso morale grava sulle spalle del gruppo giÓ da ottobre. Ecco una delle sfide -forse la pi¨ usurante e subdola- mai giocate e vinte nel recente passato azzurro.
    Con la serenitÓ d'animo che fa seguito ad una vera impresa, possiamo dare rilievo a due fatti essenziali. Il primo Ŕ di natura mentale: dopo la sconfitta pomeridiana della Juventus, sarebbe stato fin troppo semplice ripiegare su un approccio pi¨ pratico e calcolato, giocare per un pareggio che avrebbe perfino aumentato il distacco con i bianconeri. Invece, in una delle gare dal risultato comunque accettabile (vista l'insidia della trasferta) il Napoli ha imposto la sua superioritÓ senza cedere ad un atteggiamento di comodo che nessuno avrebbe condannato, nell'ottica di una lunghissima volata per lo scudetto. Ecco l'approccio della squadra padrona, che vale quanto, o forse piu' dei tre punti colti all'Olimpico.
    Il secondo rilievo, giÓ noto ed oggetto delle disamine pi¨ feroci, riguarda la tenuta della squadra. Giocare con la stessa intensitÓ per novanta minuti Ŕ oggettivamente inverosimile, ed altrettanto ingrato Ŕ pretenderlo. Il dispendio fisico e mentale necessario per l'applicazione del gioco azzurro implica fatalmente l'esaurimento delle energie nel corso della gara. L'unica, grande scommessa che oggi sembra ancora in piedi Ŕ riuscire ad assorbire la stanchezza con cambi adeguati e dal rendimento equivalente, pi¨ che pretendere gli straordinari da una linea difensiva finalmente egregia. Se  Hamsik, Callejon e Jorginho boccheggiano a metÓ della ripresa, Ŕ questo l'unico interrogativo che preoccupa davvero, perfino pi¨ del palcoscenico di Manchester e della furba deferenza di Pep Guardiola.

(Fa.Cas)