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Nel calcio c'è una legge contro gli allenatori: giocatori vincono, allenatori perdono.

                (Vujadin Boskov)

 

  Il  tifoso si sfoga
 

Sogni rubati

Bilancio da salvaguardare, investimenti impossibili, campagne acquisti di basso livello. Negli anni, la gestione del  Napoli è un successo economico, ma i titoli non arrivano. Ha ancora un senso sognare, se la società non fa altro che dichiarare i suoi limiti?

Luciano Avagliano - Napoli

 

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    La vita del tifoso è dura, durissima. Capita di andare al San Paolo dopo la festa di chi ha rubato un sogno. Succede che saluti la tua squadra senza sapere chi tra loro c’è davvero, chi ci sarà, chi risponde all’applauso con lo sguardo sincero. Ti tocca festeggiare una cavalcata indimenticabile temendo di rimanere a piedi, o quasi, di li’ a pochi giorni, tra incertezze ataviche, promesse con le gambe corte e fotocopie di vecchi proclami. Ti capita perfino di avere un allenatore che in qualche modo difende i tuoi interessi, reclama programmi ambiziosi, punta i piedi e cerca di intuire in anticipo il futuro della squadra. E ti succede di poterlo perdere. Non solo: c’è perfino chi ti dice che il fatto sarebbe trascurabile, che la maglia resta e che i personaggi cambiano, senza nessuna conseguenza pratica o negativa. Una follia assoluta. La vita del tifoso è un inferno nel quale senti sostenere contemporaneamente idee logiche ed il loro contrario. La stupidaggine più memorabile ascoltata in questi giorni è quella in base alla quale a Sarri potrebbe succedere un mister di rilevo assoluto, ma non si capisce il motivo per il quale costui dovrebbe accettare un ingaggio inferiore e lo stesso progetto per il quale il vecchio allenatore è scappato via. In questo tripudio di incertezze ed idiozie si consuma il maggio napoletano, scivolato fin troppo facilmente da un progetto di festa popolare alla farsa assoluta.
    Chissà quanti hanno colto il valore simbolico di questa trattativa infinita. Alcuni spostano la messa a fuoco, sottolineando interessi economici in realtà trascurabili, se è vero che l’ingaggio di Sarri sarebbe raddoppiato e che l’amor di maglia - sincero e più volte dichiarato - smussa molti spigoli e tocca corde profonde. Il nodo, invece, è sempre quello: il progetto. Come fu per Mazzarri prima e Benitez poi. L’insoddisfazione di chi guida la squadra è il fallimento sportivo di un virtuosismo finanziario, una volta di più. Parliamo di un meccanismo economicamente ineccepibile, nessuno può discutere questo. Ma è impossibile progettare successi di rilevo nazionale ed europeo sull’eterna ricerca dal campione in erba. Privilegiare la scommessa e le lente tempistiche di prospettiva significa vivere di azzardi, seminare incertezza, rischiare di restare in eterno all’anno zero, se il successo non arriva mai.
    E’ facile riconoscere a De Laurentiis uno spirito squisitamente imprenditoriale. Ma i problemi seri nascono quando le dinamiche di gestione non possono coniugarsi con i progetti vincenti, che -piaccia o no- richiedono sacrifici obbligati al dio denaro. A questo punto, se per la terza volta un tecnico non crede al progetto, la questione non è più chiedersi perchè don Aurelio non faccia ciò che il popolo chiede. Il punto, fatta salva la sua buona fede, è domandarsi se la sua capacità di investimento sia realmente proporzionata alle ambizioni lecite di quello sconfinato bacino di tifosi di cui egli stesso si fa portavoce e condottiero. Se così non fosse, grande onore all’imprenditore, ma riflettori puntati su limiti e responsabilità di una gestione nei fatti inadatta alla dimensione del tifo napoletano ed ai palcoscenici su cui la squadra deve proporsi.
    "Il vero guerriero non desiste". Lo striscione in curva B si appella al carattere di Sarri, alla sua cieca volontà di reazione di fronte ad universo di ostacoli. La permanenza a Napoli diventa un fatto di temperamento, non di progettualità. Ecco un implicito messaggio di sconfitta, quando l'unica leva utile resta la dignità di un popolo e la sua eterna fame di riscatto. Qui a Napoli, la vita del tifoso è durissima: lo strazio ad un soffio dalla gloria.

(Fa.Cas)


 

 

 

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