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Non c'è niente di più umiliante che vedersi parare un rigore da un portiere così cretino da non capire la finta.

                (Giuseppe Meazza)

  Il  tifoso si sfoga
 

Il marcato...un anno dopo

Dopo una bellissima campagna acquisti (Maksimovic e Giaccherini a parte), i punti sono quasi gli stessi e la posizione in classifica è peggiorata. Parliamo tanto dei giovani, ma forse questo è il segno che dovevamo rafforzarci in un'altra maniera.

Nicola Esposito - Vomero

 

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    Sarebbero bastati i due punti buttati via col Palermo, solo loro. Il Napoli avrebbe concluso la serata a pari punti con la Juventus e con un punto in più sulla Roma. La squadra di oggi è così bella e vincente che lasciarsi andare con le suggestioni è molto facile, perfino quando si parla di rimpianti. Una macchina da gol che non conosce pause: novanta reti segnate, record di punti in campionato, calcio spettacolo come mai nella storia azzurra. Certo, dopo questa raffica di successi, ci si abbandona facilmente alla soddisfazione e tutto sembra più perfetto di quanto non lo sia realmente. Tutto lecito, intendiamoci. Eppure, un paio di osservazioni andrebbero fatte. Con un briciolo di cooerenza.
    La prima riguarda i passi falsi di questo campionato. Partendo dalla premessa che ogni squadra (comprese Roma e Juve) hanno i propri scheletri nell'armadio sui quali accampano crediti dalla sorte e stilano classifiche morali, occorrerebbe entrare nell'ordine di idee che i passi falsi -specie se ripetuti- manifestano in sè dei limiti oggettivi per i quali è giusto pagare il prezzo. Perchè un conto è fallire clamorosamente o in maniera rocambolesca una sola gara, ma ben altro conto è fallirne diverse, e nella stessa maniera scellerata. Escludendo i sei punti lasciati all'Atalanta (un po' troppi, anche se parliamo di squadra-rivelazione dell'anno), gli azzurri sono "caduti" pareggiando a Pescara, in casa col Palermo, a Marassi con il malconcio Genoa e ricavando due soli punti nei due match con il Sassuolo. Tanti mezzi scivoloni non possono non avere un significato, oltre a quello -assolutamente logico- di riconoscere meriti superiori a chi ha sbagliato meno.
    La seconda osservazione parte dal sentimento comune che sembra unire pubblico e critica, in base al quale l'undici titolare sia già ben assortito e difficilmente migliorabile. L'attacco dei pezzi da novanta (gol) non sembra avere pari in Europa, mentre il centrocampo ha esperienza, efficacia e potenzialità che basterebbe semplicemente coltivare per garantire gloria e titoli. Perfino le individualità della linea difensiva oggi  appaiono inamovibili: Koulibaly è il pezzo pregiato da trattenere a tutti i costi, di Albiol tutti hanno "scoperto" la concretezza proprio quando è venuto a mancare nel periodo critico della stagione, Hysaj è reduce da una stagione largamente positiva, mentre perfino di Ghoulam si parla di rinnovo proprio in questi giorni. Insomma, il vero rischio a cui il Napoli va incontro nell'immediato futuro è che il coro di apprezzamenti, unanime e convintissimo in queste ultime settimane, intorpidisca lo spirito critico e raffreddi le strategie del prossimo mercato, ritenendole ormai superflue, specie per i giocatori di fascia superiore. Sarebbe un errore fatale: per vincere, soprattutto in Italia ed ancor di più a Napoli, non basta essere forti. Occorre esserlo in maniera esagerata, come scoprimmo trent'anni fa.

(Fa.Cas)