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Nel calcio c'è una legge contro gli allenatori: giocatori vincono, allenatori perdono.

                (Vujadin Boskov)

 

  Il  tifoso si sfoga
 

Sogni rubati

Bilancio da salvaguardare, investimenti impossibili, campagne acquisti di basso livello. Negli anni, la gestione del  Napoli è un successo economico, ma i titoli non arrivano. Ha ancora un senso sognare, se la società non fa altro che dichiarare i suoi limiti?

Luciano Avagliano - Napoli

 

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    Concretezza, praticità, risultati. Il nuovo Napoli di Ancelotti risponde agli aggettivi che dipingono la storia di re Carlo. Gli azzurri sono al secondo posto, fra i naufragi di Roma ed Inter e l'ovvia assenza di vere sorprese in serie A. C'è una coerenza di fondo fra aspettative e risultati ed è solo nel secondo posto l'unico dato che emerge dopo i quattro turni di un lungo rodaggio, reso interminabile da una necessità nuova e primaria: il tentativo di un coinvolgimento totale dell'intera rosa. Ancelotti resta sospeso fra la richiesta governativa di una valorizzazione totale e l'esigenza reale di distribuire carichi e stress in maniera lungimirante. Il processo - è naturale - richiederebbe tempo e sacrifici. Figuriamoci quando poi incombono paragoni scomodi e la Juve si rivela lepre imprendibile già al via.
   Insomma, aspettare Carlo diventerebbe un obbligo morale, più che un semplice attestato di stima. Ma il vero punto, purtroppo, è un altro. E' che la gente si è ormai resa conto di dover rinunciare alla vittoria come un diritto morale, come un premio imposto da una superiorità legata al dominio assoluto sull'avversario, ad un possesso della palla e del gioco schiacciante fino al limite dell'irrisorio. Si tratta di un primato morale duro da deporre, poichè ci ha consentito lussi nuovi e sfrenati: dominare per lunghi tratti il blasone del Real Madrid, mitigare l'amaro delle sconfitte dovute all'episodio ostile, rivendicare uno scudetto con la dignità e la consapevolezza del vero vincitore sul campo. Quel sentimento è volato via, ed è ciò che ci costa di più, domenica dopo domenica.
     E quanto più riconosciamo nel risultato il prodotto della qualità espressa dal campo, tanto più oggi è difficile individuare i prodromi di una annata vincenta. Il popolo degli scontenti è trasversale e rumoroso, ma è umano comprendere le perplessità di chi non accetta regressioni di gioco ed obiettivi e la rabbia di chi aspetta in eterno i campioni che non arrivano mai. Mentre ci troviamo alle prese con la duttilità di Hamsik, con le oscillazioni di forma di Insigne e con la scelta dello schema più adatto (ancora!), è impossibile non notare che Fabian Ruiz e Verdi, piccole stelle di un mercato deludente, sono scivolati nella lista già gonfia degli utili comprimari. Aspettiamo pure Carletto: c'è davvero poco altro da fare, nel silenzio delle curve semivuote.

(Fa. Cas)
   


   
    

 

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