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L'arte di vincere la si impara nelle sconfitte

                  (Simón Bolívar)

  Il  tifoso si sfoga
 

L'eterno ritardo

Ma è possibile che ogni anno il Napoli fatica a fare  mercato e completa l'organico in enorme ritardo? Perdere punti ad inizio campionato è una leggerezza che nessuno puo' permettersi. Strano che la lezione non si impari mai... 

Antonio Amendola - Napoli 

 

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    "Al calcio d'agosto credo poco". Soltanto venerdi' scorso, Sarri negava chiavi di lettura affidabili con cui decifrare la partita di Pescara e, probabilmente, qualla col Milan. I giudizi restano sospesi: troppe variabili intervengono sulle prime partite. Carichi di lavoro ancora da smaltire, meccanismi in rodaggio, nuovi arrivi da inserire nei vecchi ingranaggi. Le tempestiche di mercato, poi, complicano la faccenda: ben quattro dei nuovi acquisti (Tonelli, Giaccherini, Diawara e Rog) non hanno ancora giocato un solo minuto in azzurro. Due giornate, poche certezze, tanto lavoro davanti. E qualche traccia di ottimismo.
    Il termine di paragone, ovviamente, è la stagione scorsa. Anche allora, due partite, poi la pausa. Si riprese il 13 settembre con un solo punto in classifica, dopo la figuraccia col Sassuolo e la delusione al San Paolo: dal 2-0 al 2-2 con la Samp. Il vero Napoli venne alla luce una settimana dopo: il 5-0 alla Lazio svelò la vera identità del calcio di Sarri. Insomma, è tempo di giudizi acerbi, con due sole certezze. Tre punti in più e una piacevole sorpresa: Arkadiusz Milik. Gran fisco, piede ruvido, fiuto del gol. Buone premesse ed un dubbio enorme: vale ancora la pena investire su una prima punta? La piazza è umorale e sazia per la doppietta, ma una stagiona lunga, l'impegno in Champions League e lo scarso rendimento di Gabbiadini come prima punta rendono la decisione molto difficile, se non avventurosa.
    E' l'ultima grana di mercato dopo tre mesi estenuanti, un tradimento epocale e l'eterna accusa di spendere poco e male. Eppure, il Napoli ha investito, eccome. Trentatrè milioni per Milik, dieci per Tonelli, quindici (più Zuniga) per Zielinski, quindici per Diawara, tredici per Rog, due per Giaccherini. Quasi novanta milioni spesi nell'indifferenza e nei sospetti di un pubblico che fatica ad arrendersi ad una evidenza palese. Il Napoli non è piazza per nomi già affermati. Non può esserlo per il suo respiro economico e per l'impossibilità pratica di gestire un monte ingaggi incompatibile con i traguardi che lo stesso popolo sogna. Pensateci: è bastato un secondo posto per cadere preda di procuratori famelici e di pretese assurde. Sostenere i costi di uno scudetto?  Fantascienza.
    Sarebbe un ragionamento facile da assimilare, ma accettarlo ripiegando su nomi funzionali o di prospettiva diventa complicato, se alle spalle c'è un passato fatto di operazioni temerarie e talvolta risibili, che hanno spesso trasformato il mercato azzurro (e le sue estenuenti tempistiche) nell'anticamera della delusione, al limite del raggiro popolare. Tentennamenti fatali, scommesse perse ed imperdonabili vizi di forma, quando ci si espone ai rifiuti di trasferimento, quando non si approntano strategie per trattenere i migliori, quando perfino una clausola rescissoria appare il preludio di un addio non ancora annunciato.
    Ferito nella sua buona fede, ormai il tifoso è malpensante per principio acquisito. Il Napoli paga l'esaurimento del suo credito di fiducia e di simpatia proprio quest'anno, quando il mercato sembra ricco, avveduto e di prospettiva quasi certa. Recuperare il rapporto col suo popolo è la priorità più ovvia e stringente. Per i capricci di Lorenzo e per la sua supponenza c'è tempo, molto tempo. Specie se il buon diavolo ci dà una mano giocando in nove.

(Fa.Cas.)