Attiva i controlli ActiveX per visitare il sito

 

 

 



 

  
Non è veramente coraggioso colui il cui coraggio non cresce con il pericolo

                       (Seneca)

  Il tifoso si sfoga

Champions o...

Siamo proprio certi che la scelta di privilegiare gli interessi di Champions League si sia rivelata esatta? Anche ben figurando in Europa quest'anno, è più essenziale dare continuità al progetto assicurandosi un posto in CL anche per l'anno prossimo. Ma se il Napoli perde terreno già ora, come si piazzerà a fine stagione?

Alfonso Russo - Napoli
 

Questione San Paolo

L'inaugurazione del gioiello della Juve, il suo nuovo stadio, ha lasciato noi napoletani con l'ennesimo rimpianto. Possibile che in città non sia possibile fare nulla di concreto per rimettere degnamente in sesto il San Paolo? Certo, la soluzione migliore sarebbe costruire uno stadio nuovo, di proprietà della società...ma i nostri politici perderebbero visibilità e potere decisionale. A loro di certo non conviene. 

Francesco Pinto - Napoli 

 

Invia le tue e-mail a:

postmaster@riccardocassero.it
------------------------------




 

  
    
                                                       
                                                                    



    L'ennesimo pareggio al cardiopalmo prolunga l'agonia del Napoli. O meglio, l'agonia delle sue speranze, inchiodate ai ventinove punti del giro di boa, deludenti quanto meritati. Il Napoli rimane vittima di un effetto Champions che questa volta non ha nulla a che vedere con il tormentone turn-over. Perché soltanto ora che le speranze di una risalita decisiva appaiono poco più che una possibilità teorica, ci si rende conto che la luminosa avventura del Napoli europeo ha deformato le opinioni, dopato le attese, ritardato oltre il lecito l'attenzione verso il campionato. Dopo aver spaventato il Bayern ed affondato la corazzata Manchester, era opinione comune che il Napoli dei titolarissimi dovesse solamente decidere il momento in cui affondare il piede sull'acceleratore e recuperare posizioni. Il credito acquisito in Champions League si è tradotto in una fiducia illimitata nei mezzi della squadra ed ha anestetizzato le ferite riportate in campionato, sottovalutandone la gravità. E' stato un grosso errore: rispetto al Napoli vincente dello scorso anno, al giro di boa ci sono molte cicatrici e troppi punti in meno: ben sette.
    Questo equivoco delirio di onnipotenza è durato fino a quando la classifica ha sorretto le ambizioni dei più ottimisti, al punto che perfino le voci che riferivano di una sorta di preferenza della società verso il palcoscenico di Champions (per supposte motivazioni di immagine e finanziarie) sono state accolte in città con una certa compiacenza, nonostante la drammatica miopia di questa scelta. L'idea di misurarsi con le squadre più blasonate di Europa ha inebriato l'ambiente a punto tale da sottovalutare il rischio di fallire in campionato e di precludersi, non potendo disputare una nuova Champions League, continuità e progressione di risultati. Il pericolo è emerso prepotente nelle ultime settimane e lo stesso De Laurentiis sostiene oggi di preferire una nuova partecipazione al massimo torneo europeo al passaggio di turno. Troppo ovvio. Questa banalità andava difesa in tempo utile. Ma era realmente possibile ?
    Probabilmente no, e qui viene il nocciolo della questione. Perché il basso profilo a cui Mazzarri è costretto a ricorrere quando si tratta di ridimensionare il ruolo del Napoli in questa stagione nasconde una verità di base: il Napoli ha il settimo monte ingaggi del campionato e questa -secondo il tecnico e non solo- è la sua legittima posizione alla griglia di partenza. Questo impegno economico, virtuoso quanto vogliamo ma dimesso ed obbligato, spiega l'assenza di nuovi top-player di ingaggio elevato in un contesto di eccellenza in cui non serve più il buon giocatore, ma quello che fa la differenza.
   Il risultato? Alla fine della campagna acquisti, il Napoli si è ritrovato con le stesse potenzialità dello scorso anno ma con una Champions League in più, da giocarsi già in avvio di stagione. Fatalmente gli azzurri hanno concentrato forze ed attenzioni sul conto che andava saldato prima, quello europeo, confidando sulla lunga scadenza del campionato italiano e sull'apporto di qualcuno degli arrivi a buon mercato. Beata illusione.
    In questa tempesta di speranze e delusioni, oggi assistiamo al compirsi di un percorso logico e prevedibile, per il quale anche la critica specializzata dovrebbe recitare il suo mea culpa. Ma questa è un'altra storia.

(Fa.Cas.)