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Nel calcio c'è una legge contro gli allenatori: giocatori vincono, allenatori perdono.

                (Vujadin Boskov)

 

  Il  tifoso si sfoga
 

Il paragone "eterno"

Non vorrei ritornare su paragoni scomodi proprio nel momento in cui ci giochiamo la stagione. Ma l'arrivo di Ancelotti non doveva rappresentare un passo in avanti? Il Napoli non ha gioco ed i venti punti dalla Juve la contano fin troppo lunga. Siamo sicuri che Carletto sia stato la scelta giusta?

Carmine Esposito  - Napoli

 

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    Il brodino è servito. Per leccarsi le ferite, al Napoli non poteva toccare avversario più comodo, quel Chievo in attesa della sentenza aritmetica dopo una agonia inesorabile e sfiancante. Resta solo da capire, dopo l'1-3 finale, fino a che punto la gara abbia fornito indicazioni utili, od almeno plausibili, in vista del ritorno con l'Arsenal. Possiamo escluderlo (forse) per il modulo, un 4-3-3 approssimativo, con Milik, Insigne e Mertens insieme ed una linea di centrocampo anomala, priva dell'incontrista principe ed obbligato, Allan. Ma se Ancelotti può mischiare le poche carte a disposizione (a centrocampo c'è ormai ben poco da "inventare" in corsa), la forma dei singoli è difficile da nascondere. Come lo è una organizzazione di gioco impalpabile, a tratti deludente. Contro un Chievo ridotto a sparring partner, la circolazione di palla è lenta e prevedibile e le poche fiammate sono esclusivamente legate all'estro di Zielinski, che a tratti si accende, crea superiorità numerica e cerca l'uno-due velenoso con la sponda di uno degli attaccanti.
    Il Napoli, fino alla girandola di sostituzioni, è tutto lì. I gol? Due guizzi di Koulibaly ed un tiro da fuori area. Incoraggiano la vena di Ghoulam ed il ritorno di Chiriches, preoccupa la latitanza di Callejon, dispiace la consistenza di Fabian Ruiz, il cui stato di forma enfatizza i limiti di un elemento valido ma molto compassato, raramente protagonista di spunti di illuminanti e giocate veloci. I dubbi che qualcuno avanza sul suo impiego nella madre di tutte le partite, quella di giovedì prossimo, introducono nuove perplessità sull'ultima campagna acquisti, nella quale il solo Meret è sembrato -nei fatti- il vero crack di mercato. Insigne resta croce, delizia e valvola di sfogo del tifoso azzurro. La prossima giocata di classe (comunque nel suo repertorio indiscusso) alimenterà discussioni ed equivoci su un giocatore che oggi appare lento al punto da enfatizzare i movimenti di Younes, che lo sostituisce con una verve quasi agli antipodi.
    Le certezze? Sono due: l'inferno del San Paolo e Koulibaly. Un leader su cui contare sempre. Per agonismo, convinzione, presenza fisica. In campo, che scendano undici Kalidou. In panchina, comandi il fuoriclasse che tutti hanno acclamato. Noi siamo qui imperterriti ad aspettarlo, come è giusto che sia.

(Fa.Cas.)

 

 

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