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Nel calcio c'è una legge contro gli allenatori: giocatori vincono, allenatori perdono.

                (Vujadin Boskov)

 

  Il  tifoso si sfoga
 

Il paragone "eterno"

Non vorrei ritornare su paragoni scomodi proprio nel momento in cui ci giochiamo la stagione. Ma l'arrivo di Ancelotti non doveva rappresentare un passo in avanti? Il Napoli non ha gioco ed i venti punti dalla Juve la contano fin troppo lunga. Siamo sicuri che Carletto sia stato la scelta giusta?

Carmine Esposito  - Napoli

 

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    Una conclusione da top player. Ma non guarda nemmeno la porta, Mario Rui, quando scocca il fendente che abbatte l'Empoli. Quando le cose devono andar bene, tutto fila nel verso giusto, anche se si  viene raggiunti a quattro minuti dalla fine, anche se il miglior azzurro è Meret, anche se la partita è divertente ma non regale sicurezze al tifoso che cerca riferimenti certi per l'anno prossimo. Alcune perplessità sui singoli rimangono ed i nodi da sciogliere non sono pochi. Ma di buono c'è che il Napoli si impegna, eccome. C'è chi gioca a fare il solista, chi insegue il gol con ostinazione quasi ottusa. Ma i giocatori corrono perchè inseguono visibilità, credito pubblico e riconferma. Alla fine, il segnale è questo.
    E' lì la deduzione più confortante che emerge dopo i novanta minuti di Ferrara: se Allan bacia la maglia dopo il gol, allora il progetto esiste, i giocatori credono al Napoli ed alla semina di Ancelotti. E' la flebile certezza a cui conviene aggrapparci, dopo mille perplessità e troppe delusioni.
   La gestazione del nuovo Napoli sarà lunga, lunghissima.  Ha avuto inizio a maggio, terminerà a fine agosto. Quattro mesi di passione e chiacchiere. A nostra disposizione, una sola certezza: sarà solo il lavoro a pagare, vista l'assenza di giocatori dagli ingaggi impossibili e la conseguente necessità di puntare su un collettivo che compensi le differenze di fatturato. E' stata questa la lezione silenziosa del memorabile triennio sarriano ed è questo il monito che oggi viene dall'Olanda. Estrema competenza nelle risorse umane, lavoro e organizzazione di gioco. I successi di Ancelotti poggiano su altre premesse. Ma altra via non c'è, bambole e pettini a parte.

(Fa.Cas.)


   
   

 

 


   

 

 

 

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