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Non c'è niente di più umiliante che vedersi parare un rigore da un portiere così cretino da non capire la finta.

                (Giuseppe Meazza)

 

  Il  tifoso si sfoga
 

Siamo davvero pronti?

Tutti sembrano essere d'accordo: il Napoli è fra le favorite per lo scudetto. Ma è possibile che si tratta di una squadra che non ha bisogno di nessun ritocco ? Nnn vorrei che ci fosse un pizzico di presunzione.

Franco Festa - Napoli

 

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    Spezzare le reni al Benevento non era certo la risposta agli interrogativi di oggi. La realtà ha presentato il suo conto già a metà settembre, tra le sicurezze -un po’ forzate- di una squadra “impossibile da migliorare” e gli approcci comodi al campionato ed alla Champions League di cui il Napoli ha potuto disporre. Aggredito da angoscia inattese, l’ambiente oggi sembra aver perso le sue sicurezze, a pochi passi dal primo crocevia significativo -la trasferta a Roma con la Lazio- che molto suggerirà sul destino e sugli umori di quest’anno.
    La sconfitta in Ucraina ha chiarito che il concetto di turnover è una entità ancora oggi sottostimata e difficile da assimilare. Cambiare si deve, ma porta conseguenze ovvie. Specie se continuiamo a trascinarci equivoci pesanti, ormai atavici, come l’impiego di Milik o la facile intercambiabilità a centrocampo, tanto decantata, ma -nei fatti- tutt’altro che prevedibile nei suoi effetti.
    Sono passate poche giornate, ma possiamo tranquillamente riaffermare che il Napoli, per essere la squadra che conosciamo, non può concedere nulla. Non può permettersi pause, ma lo sapevamo già. Oggi impariamo -chiacchiere a parte- che non può rinunciare a nessuno dei suoi titolarissimi. Non può permettersi nemmeno di cambiare centravanti: i gol di Milik, per quanto apprezzabili e pesanti, finiscono col perpetuare la falsa convinzione che la squadra possa assorbire cambi di modulo offensivo senza patirne conseguenze significative. Deve averlo pensato anche Sarri, alla vigilia della partita con lo Shaktar, salvo poi presentare sul palcoscenico della Champions una squadra che non palleggia, costruisce e finalizza come sa fare, semplicemente perchè manca l’ingranaggio giusto nel punto nevralgico: il centro della linea di attacco. Siamo cosi’ abituati a geometrie avvolgenti e rapide che dimentichiamo -dandola per scontata- l’assoluta padronanza tecnica necessaria per proporle. Notiamo discrepanze di palleggio solo se a proporsi sono lo sgraziato (ma efficace) Hysaj o Ghoulam nelle sue giornate poco felici, ma dovremmo ricordare che la premessa del calcio di Sarri resta una confidenza assoluta col pallone, che ritroviamo in Insigne, Mertens, Callejon, Hamsik, Allan e nello stesso Jorginho, elemento insignificante quando si tratta di inventare il guizzo del campione, ma insostituibile nel gioco di sponda e di appoggio. Se un solo ingranaggio funziona male, il meccanismo soffre. Figuriamoci poi quando Milik palleggia come può,  Hamsik è fuori fase e Diawara ramazza come sa, ma non entra in partita. Tutto fin troppo logico. Perfino elementare.
    Le testa, poi, ci avrà messo il suo. Lo spareggio di Champions, chiodo fisso dal primo giorno di ritiro, ha senz'altro assorbito enormi energie nervose. Come non giustificare un filo di appagamento, un fisiologico allentamento della tensione? Umano è ammetterlo, altrettanto umano è tollerarlo. Nel frattempo, prendiamo confidenza con l'unica realtà certa: "impossibile da migliorare" è solo la passione del tifo azzurro. Null'altro.

(Fa.Cas.)