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Preferisco avere una goccia di fortuna che una botte di saggezza

                       (Diogene)

  Il tifoso si sfoga

Quella clausola..

Mi sembra molto strano che De Laurentiis non stia facendo nulla per eliminare la clausola rescissoria dal contratto di Lavezzi. Eppure, proprio ora che il Pocho sta dimostrando la sua importanza per la squadra, il presidente dovrebbe capire che è il momento giusto. Se non ci pensa in tempo, questa estate potremmo avere problemi serissimi... 

Alfonso Russo - Napoli
 

Questione San Paolo

L'inaugurazione del gioiello della Juve, il suo nuovo stadio, ha lasciato noi napoletani con l'ennesimo rimpianto. Possibile che in città non sia possibile fare nulla di concreto per rimettere degnamente in sesto il San Paolo? Certo, la soluzione migliore sarebbe costruire uno stadio nuovo, di proprietà della società...ma i nostri politici perderebbero visibilità e potere decisionale. A loro di certo non conviene. 

Francesco Pinto - Napoli 

 

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    E' evaporata anche l'ultima speranza. Nemmeno San Gennaro deve aver avuto la voglia di metterci una buona parola. Il Napoli finisce quinto,  fuori dalla Champions League e da quel concetto di crescita costante che tanto piace al presidente nei suoi sussulti demagogici. Il ricordo dell'epilogo dell'anno scorso mette tristezza e impone una lettura obiettiva della stagione: il Napoli ha pagato cari l'emozione del palcoscenico europeo e gli sforzi profusi per onorarlo nel migliore dei modi. Si è attrezzato poco e male per onorare il doppio impegno, ha gestito in maniera discutibile le ultime risorse mentali e fisiche proprio nell'istante dello sforzo conclusivo. Avrà la ventura di giocarsi la finale di Coppa Italia ma ringrazia un un tabellone amico che gli ha opposto il Siena, il Cesena e l' Inter decotta di quest'anno. Ecco i fatti, esposti con la franchezza necessaria in questi casi. Ecco le tappe della delusione azzurra, lungo un percorso di false speranze, leggerezze, aspettative mal riposte. E nove sconfitte in campionato, che parlano da sole.
   E' passato poco meno di un anno da quando prese corpo il primo grosso equivoco di questa stagione. A fine agosto, fu tale la pressione di mercato su Lavezzi, Cavani ed Hamsik (il mister-x rossonero, ormai “ex”, vista la nota discontinuità di rendimento) che il sol fatto di averli trattenuti in azzurro fu salutato dai media come il colpo di mercato più clamoroso, così' clamoroso che la qualità effettiva dei nuovi arrivi divenne quasi una valutazione di contorno, nonostante gli impegni terribili alle porte. Un equivoco dagli effetti devastanti, smascherato in tempo solo da una certa stampa emotivamente poco legata alle sorti azzurre e dunque lucidissima nella sua analisi, scomoda e puntualmente ignorata. Così, mentre la piazza gioiva per il pericolo scampato e qualche Cassandra aggrottava la fronte dopo un mercato deludente, pochi capirono che il rischio corso sottendeva in realtà una grave anomalia di gestione, quella legata al tetto ingaggi, che avrebbe puntualmente presentato il suo conto al giro successivo, dopo aver penalizzato qualsiasi discorso di ampio respiro sul futuro della squadra e minato la sua serenità nei momenti topici. E' la storia di questi giorni, appunto.
    Allo stesso modo, oggi tutti si occupano del futuro di Lavezzi come fosse il problema centrale, ma i più dimenticano che la pervicacia con cui De Laurentiis persegue il suo rigore sul tetto ingaggi è prima causa dell'eventuale partenza del pocho e fattore vincolante nella sua sostituzione, se è vero che nessun top player arriverebbe a Napoli accettando "per principio" un ingaggio di secondo livello. Il Napoli è oggi invischiato in un circolo vizioso molto lontano dalle virtù' del fair play finanziario, capace di valorizzare i talenti veri con la stessa facilità con la quale la squadra è destinata a perderli. Senza poterli sostituire.
    Per come è strutturata oggi la filosofia societaria, l'unica strada praticabile prevede l'inserimento di giovani di prospettiva e basso ingaggio per poi o vivere alla giornata la loro consacrazione, quando anche si realizzi. E' un meccanismo vorace, basato sui grandi numeri e sulla possibilità statistica di pescare il jolly dal mazzo, è un vortice di scommesse che annualmente risucchia un discreto numero di potenziali talenti, troppo spesso rimasti tali. Ma è soprattutto una dinamica subdola, che quando riesce bene si giova dell'effetto copertina (come è successo con Hamsik, Cavani o lo stesso Lavezzi, tutti arrivati senza consacrazione) molto più' di quanto non venga dileggiata per le (troppe) scelte sbagliate. La riuscita dei tre tenori sostiene ed alimenta ancora oggi questo squilibrio. Il risultato è che il Napoli è obiettivamente fermo sul mercato da un paio di anni senza che nessuno ne resti indignato.
    Se tale è la nostra dimensione, se il Napoli ama specchiarsi nella virtù del suo bilancio, allora teniamoci l'Europa League senza troppe storie. E impariamo qualcosa dall'Udinese, più' virtuosa di noi e con la Champions in tasca.

(Fa.Cas)