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Nel calcio c'Ŕ una legge contro gli allenatori: giocatori vincono, allenatori perdono.

                (Vujadin Boskov)

 

  Il  tifoso si sfoga
 

Sogni rubati

Bilancio da salvaguardare, investimenti impossibili, campagne acquisti di basso livello. Negli anni, la gestione del  Napoli Ŕ un successo economico, ma i titoli non arrivano. Ha ancora un senso sognare, se la societÓ non fa altro che dichiarare i suoi limiti?

Luciano Avagliano - Napoli

 

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    Una estate di sofferenze, frustrazioni ed ipocrisie. Il menu' viene servito ogni anno, con tempistiche scientifiche, sempre in bilico fra ambizioni di facciata ed invalicabili esigenze di bilancio. Di quelle che ti impediscono di sognare e ti incatenano ad un pragmatismo virtuoso ma mortificante, se solo ti sporgi ad osservare il giardino degli altri. Sotto l'egida del fiero Aurelio, Napoli convive da anni col paradosso storico che lui stesso propone, quando chiama a raccolta l'orgoglio di quaranta milioni di anime a cui poi impone dinamiche di gestione dimesse, macchinose, senza impennate inattese, votate alla plusvalenza ed ai successi di un eterno domani. Sarebbe anche l'ora di spostare la messa a fuoco lontano dalla intenzioni di un uomo solo: il tifo soffre perchŔ vive la sproporzione tra un bacino di utenza immenso ed i mezzi imprenditoriali di un presidente che non ce la fa a sostenere la competizione con realtÓ piu' grandi di lui. A ben guardare, Ŕ l'imprenditore ad essere fuori contesto, non la sua volontÓ.
    Ed il paradosso ha finito per confondere anche i media, vittime delle stesse suggestioni di cui quotidianamente vivono. Il Napoli di Ancelotti non poteva prescindere da un mercato ambizioso, impossibile non ipotizzare almeno un acquisto pesante. La questione di puro principio ha sostenuto i titoli dei giornali fino a Ferragosto, salvo poi rendersi conto che il mistero che avvolge l'arrivo di Ancelotti -il top trainer che accetta un progetto low profile- resta attuale ed ancora arrovella molti osservatori alla ricerca di un filo di logica in una scelta apparentemente suicida. Come quella dello stesso De Laurentiis, imprenditore illuminato ma sciaguratamente miope quando i tempi erano ancora propizi per un rinnovo con Sarri, unico demiurgo in grado di trasformare un manipolo di soldati scelti in una macchina da guerra sprezzante di budget e blasoni. In un momento ancora favorevole, con un ingaggio reso pesante da un quinto (o molto meno) di quanto realizzato (o regalato?) con la cessione del solo Jorginho, avrebbe potuto celebrarsi quel matrimonio di reciproca convenienza che avrebbe continuato a terrorizzare tutti i club al di lÓ del Garigliano. L'implosione non era affatto la regola obbligata.
    Dieci "vecchi" titolari ed un portiere destinato a non giocare piu'. Il Napoli sceso all'Olimpico Ŕ stato il prodotto vecchio e logico di una estate bugiarda. Fabian e Verdi garantiscono il ricambio ma non spostano le gerarchie, mentre Ancelotti conferma le stesse prioritÓ tanto contestate a chi Ŕ andato via. Il Napoli non si attarda, mentre il popolo si affanna a riconoscere sprazzi di Sarrismo in una identitÓ ancora acerba. Il domani potrebbe essere di nuovo azzurro. Ma se Carletto ci fa tenerezza, ci sarÓ un perchŔ.

(Fa.Cas.)
   
    

 

 

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