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Nel calcio c'è una legge contro gli allenatori: giocatori vincono, allenatori perdono.

                (Vujadin Boskov)

 

  Il  tifoso si sfoga

La scommessa vinta

Quando bisogna dirlo, diciamolo. Con Osimhen il Napoli ha fatto un investimento straordinario. Quando è il caso, diamo merito alle scelte fatte. Se oggi possiamo sognare, è soprattutto grazie a questa scommessa vinta.

Mario Sellitti - Napoli 

 

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    Sei sconfitte in diciotto partite. Sarebbero dodici all'anno, ma c'è di peggio oltre ai numeri. Nel Napoli di Gattuso, tutti (ad eccezione di Lozano, che peggio dello scorso anno non poteva fare) rendono ben al di sotto della loro cifra tecnica, pedine (in)colpevoli di un progetto impalpabile, di squilibri atavici, di una logica di mercato zoppa già a luglio. Il palleggio di reponsabilità è perpetuo e stucchevole, denso di aria fritta e motivazioni improbabili che invocano quel carattere che non si compra al mercato, ma è il trucco perfetto per non condannare nessuno e coinvolgere tutti: mal comune, mezzo gaudio e tiriamo a campare. Pochi, in maniera più propria, parlano di leaderanza, ma l'articolo è molto diverso e -soprattutto- costa caro.
    La crisi esplode, ma qualcuno dirà: questa squadra ha distrutto la Fiorentina appena sette giorni fa. Il merito c'è, ma è assai meno significatico di una striscia di prestazioni deludenti che partono dalla sconfitta di Milano, proseguono con quella di Roma con la Lazio, passando per le delusioni interne con Torino e Spezia e la vittoria senza gloria di Udine. Cagliari e Fiorentina tiepidi reggi di sole dissolti nel gelo di Reggio Emilia, dove il Napoli ha lasciato la Supercoppa senza nemmeno tentare di afferrarla.
     Sei sconfitte, ma fino ad ieri il tifoso puntava ancora alla vetta del campionato. E' il paradosso dovuto a una certezza condivisa, prematura ed ambigua: l'organico azzurro è superiore a quello degli anni scorsi. Una sicurezza dopata, che richiama Gattuso alle sue responsabilità (se confermata) e inchioda Giuntoli (se smentita) per troppi bluff che ci sono costati cassa, tempo e progettualità. I fatti dicono che quell'organico profondo -ostentato con grande enfasi-  è sprofondato appena il gioco si è fatto duro, al punto di costringerci oggi ad ammettere che a Verona hanno ceduto per sfinimento la stragrande maggioranza dei titolari di quattro giorni fa a Reggio. La bella teoria è colata a picco in tre mesi e mezzo.
    Se il tifoso invoca il cambio di guida tecnica, non è solo per una esigenza di pancia. Aspettare il ritorno di Mertens e la ripresa fisica di Osimhen è oggettivamente troppo poco -dopo questo naufragio- per ricavare speranze oggettive di ripresa. L'onestà contadina di Gattuso, travolta da tradimenti e psicodrammi,  evoca rabbia e tenerezza. L'eterno gioco delle parti ha bisogno di vittime pubbliche e salvatori di Patria. Ma i delitti veri -mai dimenticarlo- si consumano d'estate, fuori dal rettangolo verde e lontano dalle urla del mister.

(Fa.Cas)


   

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