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Tra il dire e il fare c'è una busta da dare

(Marcello Marchesi)

  Il tifoso si sfoga

Promesse a vuoto

Quando De Laurentiis prese posizione per l'affare-Pazzini, disse chiaramente che avrebbe preso un attaccante piu' forte, da almeno venti gol. Possibile mai che dopo l'arrivo di Cavani nessuno si ricorda piu' di quella promessa fatta a tutti i tifosi azzurri? 

Mimmo Cuomo - Napoli
 

L'addio di Quagliarella

Forse sarà la volta buona in cui ci convinceremo che le bandiere nel calcio non esistono piu'. Dopo Ferrara e Cannavaro ecco un altro bell'esempio di un napoletano che rinnega la sua terra per la carriera e per i soldi. Facessero pure quello che vogliono. Ma che la gente se ne ricordi. E per sempre. 

Francesco imparato - Napoli 

 

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Tanto rumore per nulla. Mirabili propositi di mercato, stantii proclami di crescita, annunci sfumati, chiacchiere a fiumi. Siamo a fine agosto, ma quel cantiere aperto chiamato Napoli è eternamente uguale a se stesso, vittima dei suoi limiti storici, in campo e fuori. Doveva essere una squadra in continuo divenire, inteso nello sviluppo qualitativo di una rosa via via più folta di nomi e classe. Ma nei fatti registriamo solo campagne acquisti rinnegate, programmi contraddittori e inconsistenti. E' un fenomeno assai strano, quello dal calciomercato.
    Terminammo la scorsa stagione con poche idee, ma chiarissime: il Napoli aveva bisogno di un centrale offensivo dalle grosse capacità. Si trattava di una evidenza indiscutibile e riconosciuta perfino dal presidente, che promise alla piazza una punta da almeno venti gol: il momento lo richiedeva, e De Laurentiis si piegò alle sue necessità, figuriamoci. Il Mondiale in Sudafrica ha stravolto tutto: l'unico reduce vittorioso, Quagliarella, ha gonfiato l'orgoglio del napoletani e ha restituito credito all'attacco azzurro. Poi, l'arrivo di Cavani, brillante protagonista dell'exploit uruguagio, ha suscitato un entusiasmo tale da trasformare il Matador nel centravanti puro che non è mai stato. Insomma, la semplice somma della qualità dei singoli aveva compensato il difetto di ruolo. Si trattava solo di una contorsione mentale, ovviamente. Una suggestione assimilata passivamente da una piazza in arretrato di campioni veri. La cessione di Quagliarella ha poi chiuso il cerchio: restiamo con Lavezzi ed una seconda punta, proprio come a maggio.
    Ma la semplice sostituzione delle pedine ha inferto un colpo durissimo alla credibilità del presidente: la gente non crede piu' alla bella teoria della rosa folta e competitiva su piu' fronti, all'incedibilità dei pezzi pregiati, alla lenta costruzione, pezzo per pezzo, di un organico resistente alle lusinghe del mercato. La cessione di Quagliarella, in questo senso, ha un grosso valore simbolico: lo stabiese, dopo anni ed anni di campagne modeste, proporzionate a categorie inferiori e ad obiettivi secondari, ha rappresentato il ritorno all'investimento cospicuo ed alla dignità della squadra che può permettersi di comprare per puntare in alto. Sensazioni totalmente dimenticate. L'amarezza del tifoso è per il crollo di questa dignità, asservita ad un semplice capriccio della Signora, alla quale il Napoli si è idealmente piegato, senza troppe storie. Son cose che feriscono, altrochè. Il lato ridicolo è rappresentato dal tentativo di diluire le responsabilità: la colpa del trasferimento è da dividere in tre, ha detto Quagliarella. Come se la Juve si fosse macchiata del gravissimo peccato di volersi rinforzare....
   E' stata la prima di campionato, ma poteva essere la trentanovesima dello scorso. Il solito Napoli formato trasferta: una mediana solida (la stessa, con la sola variante Blasi, andato via per i troppi cartellini gialli e tornato a Napoli per migliorarsi con i rossi), sprazzi di gioco quando prezzemolino Lavezzi fraseggia a turno con i compagni, un paio di guizzi vincenti, o quasi. Solito gioco, solita storia, una noia infinita.
  O, più semplicemente, la dimensione definitiva, ai piedi di chi puo' davvero.

(Fa. Cas.)
   

 
 

 

 

 

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