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Nel calcio c'è una legge contro gli allenatori: giocatori vincono, allenatori perdono.

                (Vujadin Boskov)

 

  Il  tifoso si sfoga
 

Sogni rubati

Bilancio da salvaguardare, investimenti impossibili, campagne acquisti di basso livello. Negli anni, la gestione del  Napoli è un successo economico, ma i titoli non arrivano. Ha ancora un senso sognare, se la società non fa altro che dichiarare i suoi limiti?

Luciano Avagliano - Napoli

 

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    Ci sono alcune imprese bagnate dalla buona sorte. Riconoscerlo non è solo una questione di coerenza, ma innanzitutto di comprensione. Il Napoli uscito fradicio e vincente dalla piscina di Marassi, prima di godere dei dovuti allori, deve ricordare l'intervento di uno schizzo di fortuna, se la vittoria è arrivata su un campo al limite della praticabilità, sul quale di norma affondano i valori tecnici e si impantanerebbe qualsiasi idea di gioco. Il gol della vittoria, poi, si è maturato a tre minuti dalla fine, su autogol. E' tutt'altro che la regola, sul rettangolo verde.
    I grossi traguardi spesso impongono disamine ciniche, forse spietate. Ed è verosimile concludere che se lo zampino di Biraghi non avesse colpito all'87', oggi leggeremmo un altro Vangelo. E con uno stato d'animo agli antipodi, un paio di domande emergerebbero con rabbia e  prepotenza. Innanzitutto, la Champions: a Genova sono scesi in campo otto degli undici partiti con il PSG. Il primo tempo si è chiuso in svantaggio, col Napoli sottotono ed in palese difficoltà su un campo già pesente. Quanto è intervenuto il mercoledi' da leoni? Quanto c'è di realmente ponderato nel profondere energie smisurate inseguendo un sogno confinato per obiettività e logica ad un quarto di finale? Ha un senso pratico vagheggiare un ulteriore exploit, se la certezza è minare quel sogno che tutti coltivano? L'entusiasmo contagia, acceca e spesso falsa la stessa percezione delle proprie forze. Se il turnover non può essere la regola, il rischio è terribile e le conseguenze sono inesorabili: la Juve avrebbe potuto passare a più otto. Vale la pena riflettere, almeno.
   La seconda perplessità coinvolge i polacchi del Napoli. Se Milik continua a incidere poco, Zielinski mostra un abisso tra la sua classe cristallina ed un rendimento inspiegabilmente basso, a tratti raccapricciante. Ancelotti gli preferirà la possenza di Ruiz, ma il divario fisico tra i due non spiega -da solo- i perchè di una nuova delusione. Il Napoli a trazione anteriore ha bisogno di lui, delle sue potenzialità, dei suoi guizzi.
    Parrebbero perplessità forzate. Sono semplicemente oggettive. Occorre godersi il momento esaltante ed un processo di maturazione continuo e vincente. Il diluvio d'applausi è meritato, ma non c'è un Biraghi ogni domenica. La cicala difficilmente trionfa, nelle fiabe come nello sport.

(Fa.Cas.)


 

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