|

Tanto
rumore per nulla. Mirabili
propositi di mercato, stantii
proclami di crescita, annunci
sfumati, chiacchiere a fiumi.
Siamo a fine agosto, ma quel
cantiere aperto chiamato Napoli
è eternamente uguale a se
stesso, vittima dei suoi limiti
storici, in campo e fuori.
Doveva essere una squadra in
continuo divenire, inteso nello
sviluppo qualitativo di una rosa
via via più folta di nomi e
classe. Ma nei fatti registriamo
solo campagne acquisti
rinnegate, programmi
contraddittori e inconsistenti.
E' un fenomeno assai strano,
quello dal calciomercato.
Terminammo la scorsa stagione con poche idee, ma chiarissime:
il Napoli aveva bisogno di un
centrale offensivo dalle grosse
capacità. Si trattava di una
evidenza indiscutibile e
riconosciuta perfino dal
presidente, che promise alla
piazza una punta da almeno venti
gol: il
momento lo richiedeva, e
De Laurentiis si piegò alle sue
necessità, figuriamoci. Il
Mondiale in Sudafrica ha
stravolto tutto: l'unico reduce
vittorioso, Quagliarella, ha
gonfiato l'orgoglio del
napoletani e ha restituito
credito all'attacco azzurro.
Poi, l'arrivo di Cavani,
brillante protagonista
dell'exploit uruguagio, ha
suscitato un entusiasmo tale da
trasformare il Matador nel
centravanti puro che non è mai
stato. Insomma, la semplice
somma della qualità dei singoli
aveva compensato il difetto di
ruolo. Si trattava solo di una
contorsione mentale, ovviamente.
Una suggestione assimilata
passivamente da una piazza in
arretrato di campioni veri. La
cessione di Quagliarella ha poi
chiuso il cerchio: restiamo con
Lavezzi ed una seconda punta,
proprio come a maggio.
Ma la semplice sostituzione delle pedine ha inferto un colpo
durissimo alla credibilità del
presidente: la gente non crede
piu' alla bella teoria
della
rosa folta e competitiva su piu'
fronti, all'incedibilità dei
pezzi pregiati, alla lenta
costruzione, pezzo per pezzo, di
un organico resistente alle
lusinghe del mercato. La
cessione di Quagliarella, in
questo senso, ha un grosso
valore simbolico: lo stabiese,
dopo anni ed anni di campagne
modeste, proporzionate a
categorie inferiori e ad
obiettivi secondari, ha
rappresentato il ritorno
all'investimento cospicuo ed
alla dignità della squadra che
può permettersi di comprare per
puntare in alto. Sensazioni
totalmente dimenticate.
L'amarezza del tifoso è per il
crollo di questa dignità,
asservita ad un semplice
capriccio della Signora, alla
quale il Napoli si è idealmente
piegato, senza troppe storie.
Son cose che feriscono, altrochè.
Il lato ridicolo è rappresentato
dal tentativo di diluire le
responsabilità: la colpa del
trasferimento è da dividere in
tre, ha detto Quagliarella. Come
se la Juve si fosse macchiata
del gravissimo peccato di
volersi rinforzare....
E' stata la prima di campionato, ma poteva essere la trentanovesima
dello scorso. Il solito Napoli
formato trasferta: una mediana
solida (la stessa, con la sola
variante Blasi, andato via per i
troppi cartellini gialli e
tornato a Napoli per migliorarsi
con i rossi), sprazzi di gioco
quando prezzemolino Lavezzi
fraseggia a turno con i
compagni, un paio di guizzi
vincenti, o quasi. Solito gioco,
solita storia, una noia
infinita.
O, più semplicemente, la dimensione definitiva, ai piedi di chi puo'
davvero.
(Fa. Cas.)
|