Attiva i controlli ActiveX per visitare il sito

 

 

 



 

 

  
Nel calcio c'è una legge contro gli allenatori: giocatori vincono, allenatori perdono.

                (Vujadin Boskov)

 

  Il  tifoso si sfoga

E il terzino?

Questa storia si sta trasformando in una barzelletta. Possibile che le capacità di cassa siano così ridotte da non poter prendere un giocatore che ci manca da anni? Se Spalletti ha accettato una cosa simile, allora vuol dire davvero che non ha tutta questa personalità.

NIcola Martusciello- Napoli 

 

Invia le tue e-mail a:

postmaster@riccardocassero.it
------------------------------




 

  
                                            

 

   

 

    Non vogliamo pompieri. KK affonda ancora la Juve sul filo di lana e i sogni del tifoso restano intoccabili, fino a quando classifica vorrà. E' tempo di godersi la sacrosanta compensazione del dopo-Verona, un conto ancora da saldare con una delusione orfana di padri e di motivi accetabili. Il Napoli ha spiccato il volo sulle ceneri di una Juventus che fu, ma poco importano i mali di cui soffre: infierire sui bianconeri in difficoltà aggiunge il sottile gusto di non perdonare chi ha fatto del risultato "l'unica cosa che conta". Troppo spesso e troppo impunemente sulle spalle altrui.
    Vincere all'ultimo respiro regala una ebbrezza che sottrae lucidità di analisi, ma bastano poche ore per cogliere risvolti che aumentano il valore di una impresa. Perchè è singolare il fatto che la grande vittoria del gruppo poggia su prestazioni appena sufficienti nei suoi singoli, poiché nessuno dei big ha acceso la miccia della rimonta o ha trascinato i compagni al successo. Altrettanto significativa è stata la prova di Anguissa, arrivato a Napoli con i tempi e gli entusiasmi dell'ultima scelta, ma già in grado di convincere per la concretezza del suo gioco e dei suoi piedi. La sua prestazione, anzi, apre prospettive tanto più rosee quanto più Fabian troverà modo di alleggerirsi dai carichi da incontrista per cui non è mai stato tagliato. Belle speranze sono risposte anche nel contributo di Ounas, un tipetto che ha ben pochi rivali nello spunto breve, capace -oggi a ragion veduta- di spaccare la partita con una facilità di giocata quasi disarmante.
      L'amor di verità registra anche un altro paio di evidenze: la scarsa efficacia di Osimhen negli spazi stretti e la volubile vena di Elmas, per il quale spesso si evocano qualità da trequartista, salvo poi ricredersi quando il gioco diventa davvero duro. Sono note di contorno in un tripudio di possesso palla (quasi il settanta per cento) che forse riporta l'attenzione sul valore aggiunto da un allenatore che sa giocarsela. La mano di Spalletti non sarà ancora nitida in campo, ma lo è nella dialettica e nell'atmosfera di spogliatoio. Ne hanno già fatto le spese i nervi del compaesano Allegri,  perfetto suicida in una polemica da perdente. All'orecchio di chi mastica calcio è arrivato il vero rantolo della Signora in coma. Ecco "l'unica cosa che conta", o quasi, da queste parti.

(Fa.Cas.)

 

     Senza scomodare Napoleone e la fortuna dei suoi generali, godiamoci Spalletti e lo stellone azzurro, tornato splendente con qualche mese di ritardo. I cento secondi prima del gol di Petagna hanno bruciato una settimana di speculazioni sul falso nueve, che Spalletti ha ipotizzato prima e sostenuto a oltranza poi, salvo giocarsi l'ariete di scorta sull'onda del tutto per tutto, raccogliendo infine una gloria trovata per caso. La sorte sostiene gli azzurri a cantiere ancora aperto e sollecita buone prospettive, proprio perchè sei punti arrivano a la quadratura ancora lontana e in perenne divenire. Di questo abbrivio di campionato ricorderemo la sontuosa condizione di Koulibaly, ma anche gli stenti di un centrocampo carente di effettivi e qualità, oggi affidato ai noti piedi di Lobotka e Fabian. E' l'aurea mediocrità di elementi che garantiscono una amministrazione onesta, ma compassata e senza fiammate. Il ritorno di Demme costituirà l'unica alternativa di peso, laddove oggi il solo Gaetano può garantire un cambio di pura freschezza atletica. Troppo poco per illudersi che ciò basti fino a giugno senza pagare dazi decisivi.
     Rientri eccellenti  e condizioni ancora approssimative accrescono il peso specifico dei sei punti già in carniere. Basti ricordare la forma del Lozano attuale - ben lontano dalle devastazioni arrecate lo scorso anno- e la solita altalena di rendimento di Elmas, puntualmente tornato generoso quanto inconsistente. Aspettando i ritorni dei grandi assenti, diverte la dialettica di Spalletti, intimamente preoccupato dalle carenze del centrocampo, ma pubblicamente chiamato a rispondere sull'importanza di ogni giocatore di un attacco esuberante nel numero nella cifra tecnica: Zielinski, Insigne, Politano, Mertens, Osimhen, Petagna, Ounas  e lo stesso Elmas sono valori oggettivi da cui sarebbe doloroso privarsi senza scrupoli.
    La nazionale impone la sua sosta, ma all'orizzonte c'è la Juve. Il distacco è di cinque punti, ma l'eterno gap da colmare riguarda la personalità. Perchè difendere la differenza di cinque punti avrebbe il suo significato, ma una vittoria che garantisse una voragine di otto punti dai bianconeri regalerebbe un tesoretto da gestire con la padronanza della squadra vincente. Sognare alla terza giornata si può.

(Fa.Cas.)
    

 

 

    "Non mi manca nulla". C'è questo epitaffio sulla lapide sepolcrale del mercato del Napoli. Una sentenza scritta a fine agosto, ma concepita già molto prima. Aziendalista per vocazione e grande assente da troppo per recalcitrare già in estate, Spalletti ondeggia sicuro di sè tra le dichiarazioni di stima e gli slogan di inizio stagione. Altro non può. La tragedia sportiva consumatasi col Verona ha gettato la società in una paralisi che non ha paragoni a memoria di tifoso. Una impotenza raccapricciante nei numeri e nella gestione, poichè il Napoli non incanala spiccioli ed entusiasmi nemmeno nello scouting di nuovi talenti. Non ne ha voglia e -secondo alcuni- grande capacità.  Tocca al tecnico agitare acque stagnanti, inventando formule che attribuiscano valori aggiunti a quelli già sedimentati e sofferti. E' l'unica speranza del tifoso, incredulo di fronte ad alcune caselle vuote da anni. La Caporetto azzurra ha il volto del terzino sinistro che non c'è. Da secoli.
    E non basta. Alcune dinamiche perverse impediscono di chiarirsi le idee in maniera nitida. Il campionato comincia presto, alcuni cardini tornano a Napoli alla spicciolata ed a preparazione quasi conclusa, vecchi e nuovi infortuni mascherano i progetti tecnici, il calciomercato assorbe concentrazione e mischia le carte a stagione già aperta, condizione e modulo sono ancora (ovviamente) in divenire. Ed è così che dopo l'insignificante vittoria col neopromosso Venezia ci si ritrova ancora a discutere sui chiacchierati attributi di Insigne e sulla delicatezza con cui vengono ostentati, sulla ritrovata combattività rispetto alla gara col Verona (come se fosse un degno termine di paragone!) e sulla nuova silhouette di Lobotka, ormai celebrata più di certe curve in primo piano su DAZN. E' il trionfo del nulla, poiché ad agosto nulla è definitivo. Tranne i punti già in palio.
    Per tutti questi motivi, al tifoso non resta che un unico riferimento solido (Spalletti) e il grande atto di fede riposto in lui. Esisterebbero anche elementi tecnici su cui poggiare qualche certezza (il talento ancora inespresso di Elmas o la maturazione di Osimhen, giusto per citarne un paio), ma una pesante rivalutazione della cifra tecnica azzurra potrebbe mortificare oltre il verosimile la competenza dei tecnici che sono andati via. Se vogliamo, giochiamoci pure questa suggestione: le illusioni non vanno mai a bilancio.

(Fa.Cas)


 

Condividi