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Non è veramente coraggioso colui il cui coraggio non cresce con il pericolo

                       (Seneca)

  Il tifoso si sfoga

Champions o...

Siamo proprio certi che la scelta di privilegiare gli interessi di Champions League si sia rivelata esatta? Anche ben figurando in Europa quest'anno, è più essenziale dare continuità al progetto assicurandosi un posto in CL anche per l'anno prossimo. Ma se il Napoli perde terreno già ora, come si piazzerà a fine stagione?

Alfonso Russo - Napoli
 

Questione San Paolo

L'inaugurazione del gioiello della Juve, il suo nuovo stadio, ha lasciato noi napoletani con l'ennesimo rimpianto. Possibile che in città non sia possibile fare nulla di concreto per rimettere degnamente in sesto il San Paolo? Certo, la soluzione migliore sarebbe costruire uno stadio nuovo, di proprietà della società...ma i nostri politici perderebbero visibilità e potere decisionale. A loro di certo non conviene. 

Francesco Pinto - Napoli 

 

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    Ci sono alcuni momenti che segnano una vita. Attimi propizi, che sembrano concepiti apposta per risollevarti. Sarà il modo in cui il destino ti tende la mano, o più semplicemente si palesa come per dirti: prenditi le responsabilità,  la tua occasione è qui. Se non la sfrutti, non puoi prendertela con nessuno. Su quegli attimi, le squadre vincenti costruiscono i loro successi e la letteratura che li celebra. In altri casi, l'occasione propizia lasciata correre via pesa come un macigno, rode la coscienza più di una sconfitta, poiché diventa la dichiarazione implicita dei propri limiti. Quell'attimo fuggente è scoccato a San Siro, e la mano del destino era tesa verso undici maglie azzurre, dopo un cartellino rosso che ha lasciato il Milan -già decimato dalle assenze- in dieci e senza il suo uomo più pericoloso. L'inerzia della partita era segnata: toccava al Napoli salire in cattedra e sfruttare la superiorità. Nulla di tutto ciò.
   Dopo l'espulsione di Ibrahimovic è trascorsa la mezz'ora più irritante dell'intero campionato. Il Napoli ha tenuto palla senza alcuna convinzione di imporsi. Nessun cambio di ritmo, nessuna cattiveria agonistica, praticamente nessun tiro in porta. Una clima surrreale tra una squadra, quella azzurra, mentalmente bloccata ed un'altra, il Milan, inutilmente intimorita da una inferiorità solo teorica. Una vittoria a San Siro avrebbe riaccreditato il Napoli dopo molti passi falsi. Avrebbe dimostrato carattere e cifra tecnica. Avrebbe contenuto il distacco dal terzo posto entro margini plausibili: li' davanti pochi corrono e nessuno ha vera continuità. In una parola, tre punti a Milano avrebbero riaperto, e subito, le prospettive di un intero campionato. Il destino è rimasto con la mano tesa per quasi mezz'ora. Inutilmente.
   Spiegare questa dichiarazione di impotenza non deve essere semplice. I commenti del tecnico restano evasivi e continuano a concentrarsi sugli episodi sfavorevoli, dimenticando che anche la squadra avversaria gioca, fallisce le sue occasioni clamorose, può recriminare su decisioni discutibili. Anche per il tifoso le responsabilità restano fumose e senza una chiara paternità: Mazzarri ha formalmente provato a vincere, inserendo Pandev ed il fresco Inler: difficile ipotizzare cambi più efficaci. Il vero timore è che ad agire sia un meccanismo sottile e perfido, legato agli obiettivi al momento più verosimili. Dare una implicita priorità alle coppe (Champions League e Coppa Italia)  anziché al campionato è la via più breve per sollevare un giocatore od una squadra intera da tutte le altre responsabilità.
    Fa rabbia doverne pagare le conseguenze. Specie quando il campionato continua a ricordare a tutti che non esistono valori assoluti e risultati scontati. Un solo paio di partite gestite meglio avrebbero stravolto la classifica e le prospettive di tutta la stagione: se il Napoli non convince, Inter, Udinese, Lazio  e la stessa Roma non brillano certo in regolarità. Dal mal comune può nascere un gaudio insperato. Mai mollare.

(Fa.Cas.)